mercoledì 15 aprile 2009

SUBMARINE CAMERA


Io sono un appassionato di foto, le faccio ovunque io vada e non mi interessa che siano d’autore, in quanto mi piace immortalare i ricordi nel senso più generale. Infatti dopo i primi anni in cui da sgarsolino pre-adolescente cercavo di fotografare monumenti con determinante angolature o particolari effetti, mi sono reso conto ben presto che così facendo non possedevo foto che ricordassero le persone con le quali avevo visitato le città o avevo passato le vacanze.
E per di più le foto che scattavo io venivano sempre sovra/sottoesposte o rovinate dai turisti o dai piccioni. Mia madre, con tutto il suo tatto teutonico, un giorni mi disse: “quarta ke le foto ke mi stai facento federe le trofo itentike in cvesto o cvel lipro, miori telle tue e kon meno cente! Se fuoi rikortare cvesti luoki ti konfiene ritaiare le foto dal lipro. E poi perkè non mi fai federe chi hai inkontrato in fakanza?”
…e in effetti non aveva tutti i torti …nelle riviste si trovavano ovviamente delle foto migliori delle mie…sigh…e soprattutto quando le raccontavo delle persone che avevo conosciuto, non riusciva a crearsi l’immagine della persona perché non la vedeva su nessuna foto.
Deluso dai risultati fotografici e soprattutto essendo un accanito nostalgico (nel senso positivo e non depressivo) e maniacale collazionatore di ricordi, ho iniziato ad immortalare i momenti, a scapito dei monumenti.
Abbandonata la reflex professionale a pellicola (ormai preistoria) con la quale ho immortalato i primi anni di Scritch, sono passato ad una più pratica e piccola fotocamera digitale da 6 megapixel.
La gioia è durata un mese e mezzo. Il tempo di comprendere il funzionamento della macchina e di partire per le vacanze estive. Ci trovavamo al mare. Dopo una breve escursione su un’isoletta deserta che ci aveva cotti a puntino torniamo verso la barca che ci attende e decido, ingenuamente, di chiedere a Scritch, ormai quasi cinquenne che si trovava sull’imbarcazione, di tenermi la macchina fotografica il tempo necessario per fare un micro-tuffo rinfrescante. Non faccio in tempo a girare la testa per immergermi che vendo con la coda dell’occhio un piccolo oggetto cadere silenziosamente nel mare... PLUFF!.....1...2…3…4 secondi… due rapide bracciate e raccolgo la macchina che stava nel frattempo nuotando a 15 centimetri sotto il livello del mare. “Dai che l’ho preso in tempo” penso candidamente, ma quando intravedo l’acquario galleggiare all’interno del display mi rendo conto che forse le mie aspettative erano mal riposte. A nulla servono i successivi interventi di recupero… la macchina è morta, ma riusciamo a salvare le foto.
Essendoci trovati comunque bene con quella macchinetta decidiamo ostinatamente di prenderne subito una nuova ed identica. Però questa volta ci concediamo un gadget aggiuntivo: memori dell’ultima esperienza marina e volendo finalmente sperimentare la fotografia sotto il livello del mare (essendo stato in passato un apneista), acquistiamo una custodia subacquea progettata apposta per quella macchina fotografica (non esistono più le custodie universali di una volta!!), che costa anche di più della macchinetta, accidenti!
Altra vacanza, altro mare, un anno dopo stessa scena: dopo una settimana in cui utilizziamo a tutto spiano il nuovo involucro, con la stessa esaltazione irrefrenabile di un bimbo con il suo gioco preferito, una mattina mi distraggo preso dalla convinzione di essere ormai esperto nel maneggiare la custodia: decido di provare un altro orario per valutare l’effetto fotografico sui colori dei pesci, mi tuffo in acqua e dopo una ventina di metri passati a pinneggiare e a cercare soggetti interessanti, mi immergo, prendo la macchina con entrambe le mani, punto il soggetto e … resto spiazzato per qualche secondo: “come mai non si accende la macchina? Cos’è questo riflesso strano dentro la custodia?!….Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!.....” Era acqua...

Riemergo, ma so già che sarà tutto inutile. Detto, fatto, appena estraggo la macchina dalla custodia allagata quanto il Titanic, vedo un fiumiciattolo uscire dall’angolo della fotocamera. La mia espressione inebetito, la mia mente vuota, una lacrimuccia scenda dall’angolo del mio occhio…
… non ho il coraggio di dirlo a Chihuahua…

...due estati, due macchine fotografiche… è troppo anche per lei, ma non ho alternative. Mi becco la mia razione di ramanzina (teh, ciapa e porta a cà!)… è colpa mia, avevo probabilmente chiuso male la custodia senza verificare se era stagna.
Ferito nell'orgoglio, non demordo. Torno dalle vacanze e ricontatto il mio rivenditore che ormai mi ha inserito tra i suoi fedelissimi. Siccome la custodia è costata più della macchina fotografica, ho l’esigenza assoluta di trovare una camera compatibile…non ce ne sono… o la solita o nulla!! E vada per la solita, per la terza volta di fila!!
Non se ne trovano più in giro, sono fuori produzione!”, mi dice l’Amico.
‘Azz!!! E mò?!
E cambiare tutto l'ambaradan?” mi consiglia l’Amico cercando di non far trapelare alcun secondo fine…
No, non posso, e soprattutto non voglio. Così inizia l’odissea che durerà ben 9 mesi (un parto) alla ricerca del mio “tesssoro” e finalmente trovo su un sito semi-sconosciuto l’unica macchina fotografica del mio modello esistente al mondo.
Ho fatto l’ordine a fine marzo, la consegna è prevista tra oggi e la fine di aprile (ma me la portano con un container via mare?!). Speriamo….sono 9 mesi che fotografo con il cellulare, e la qualità delle immagini ne risente... che l'odissea sia finità?


Alcune considerazioni:
La cosa che mi ha lasciato più perplesso da questa situazione, oltre alla sfortuna ripetitiva e ricercata di vedere annegare per ben due volte la macchina fotografica nei mari corallini, è la rapidità con cui i prodotti vanno e vengono sul mercato. E’ mai possibile che una macchina fotografica, appena messa sul mercato con ottime prestazioni, dopo neanche due anni sia già un ferrovecchio introvabile e senza possibilità di riparazione?
Inoltre, creando gadgets sempre più personalizzati (ergo carissimi) o prodotti solo per specifici articoli, si incorre nel rischio di doverli sostituire anche quando essi sono ancora perfettamente funzionanti, con ingenti ed inutili esborsi economici. Questa economia così consumistica inizia a correre un po' troppo....

4 commenti:

Gloglo ha detto...

Dai SuperD non te la prendere! La terza sarà la volta buona oppure Chihuahua ti rinnega come fotografo di famiglia!
Comunque sono d'accordo con te sulla velocità con cui progredisce la tecnologia, che di per se non sarebbe un male, ma la sua commercializzazione sta provocando una montagna di gente esaurita e di rifiuti!

2Gemelle ha detto...

eh, bisogna far girare l'economia...e tu il tuo contributo l'hai dato!!!
Scherzi a parte, vi consiglio una bella vacanza in trentino, lontano da mari, laghi, fiumi... occhio ai dirupi però! :D

supertri ha detto...

Per farti subito coraggio dico...non c'è due senza tre;-))
A parte gli scherzi, ormai siamo arrivati a livelli di obsolescenza assurdi. Non si fa in tempo a comprare qualcosa che è già vecchio...
Altro che gente esaurita..è una battaglia persa in partenza (basta pensare ai cellulari).
Ah, comincio a pensare che mia madre e la tua siano parenti, pur non avendo la mia radici teutoniche;-)))

Simona

Daddy SuperMaxiEroe ha detto...

@Gloglo: se Chihuahua mi rinnegherà, non esisteranno più testimonianze della nostra vita...sono l'unico in famiglia a tewnerne memoria fotografica ;-) Anche io sono per la progressione tecnologica, ma non a questo ritmo e con questi sprechi.

@2Gemelle: chiederò la medaglia al valore economico ;-). I dirupi sarebbero almeno un'alternativa all'annegamento...

@Supertri: ...e il quattro vien da sè!!!ahi, ahi, ahi, sarebbero dolori!! Anche tua madre sfoggia un incredibile tatto?